Pensavamo che la pratica dello scambio di “cose” (i primi mercati) tra gli uomini avesse dato origine all’economia. E invece forse no.
Immaginate uomini coraggiosi su piroghe, sfidare il mare per scambiare collane di conchiglie, su cui era inciso il proprio nome. Erano i partecipanti alla catena del Kula. Cos’era? Un antico sistema di scambio osservato nelle isole della Melanesia, dall’antropologo Bronislaw Malinowski. Ne parlava in “Argonauti del Pacifico occidentale” (1922) e la sua opinione era che il Kula non era commercio. Quello a cui assisteva l’antropologo non aveva a che fare con l’economia ma era un modo per lasciare il proprio nome nella storia.
Dal baratto ai mercati
Insomma è molto probabile che all’origine dello scambio di “cose” tra gli uomini ci fosse semplicemente il piacere di farlo. Il passo successivo fu il baratto. Qualcuno produceva sale, un altro strumenti di pietra, un altro ancora tessuti. In pratica, ognuno si specializzava e scambiava ciò che non poteva produrre da solo. Poi, piano piano, i mercati hanno preso forma.
È stata inventata la moneta. E’ nato il mestiere del commerciante. E così è nato anche il pubblico a caccia di buoni affari, di cose nuove e sconosciute, ecc…
Ancora oggi, nonostante supermercati immensi e acquisti online compulsivi alle tre di notte, ci ostiniamo a frequentare i mercati rionali e i piccoli produttori. Perché? Perché lì troviamo qualcosa che le app di shopping non possono offrire: chiacchiere col fruttivendolo al banco frutta, consigli su come cucinare i legumi… E quella sensazione impagabile di essere parte di una tradizione e di una comunità temporanea.
Il valore dello scambio oggi
Perciò quando ai mercati dei piccoli produttori (come ad esempio i Mercati della Terra di Slow Food) compriamo marmellate, ortaggi, biscotti o pasta di grani antichi, non stiamo solo scegliendo un alimento. Stiamo entrando in un dialogo con chi ha custodito semi e materie prime con più attenzione di un collezionista di vinili rari. Ogni pacco, ogni barattolo, è un pezzo di storia, un tributo alla terra e alla pazienza di chi la lavora.
I mercati, piccoli o grandi, restano di fatto luoghi magici dove non si scambiano solo beni e banconote. Diamo, e riceviamo, consigli, storie e qualche lamentela sul prezzo delle zucchine. Forse è proprio questo il loro segreto: i mercati non sono mai solo un posto per fare acquisti, ma un angolo di umanità dove tutto ha ancora il sapore dell’incontro.
…E va da sé che tra un po’ di giorni noi torneremo a rivederci al mercato della Terra di Slowfood di Bitonto. Vi aspettiamo!
Articolo scritto con il supporto di AI




